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TERRA DI CAVALIERI E BRIGANTI SULLO SFONDO DI UNA SAGA GASTRONOMICA D’ECCEZIONE

Storia di cavalieri e briganti: un intreccio magico per un destino leggendario che ha avvolto la Basilicata nella storia e nel mistero molto prima della fondazione dell’impero romano.

Nei dintorni di Muro Lucano fu combattuta nel 210 avanti Cristo la battaglia fra Annibale e il console Marcello. Nella località, accanto a un piccolo ponte romano e ad avanzi di mura, si trovano le cosiddette “Querce di Annibale”. La leggenda vuole che il grande Cartaginese si riposò dopo la battaglia, adagiandosi all'ombra di quegli alberi. Ma risalgono al neolitico i primi villaggi agricoli nel Materano e nel Melfese, di cui sono incredibile retaggio i Sassi di Matera (per l’Unesco patrimonio dell’Umanità), abitazioni rurali ricavate all’interno di grotte tufacee per le quali si inerpicano ballatoi e tetti su cui crescono orti pensili, rischiarati dai “tramonti rosei e violacei di terre malariche”, descritti e dipinti da Carlo Levi.

A Melfi, capitale del regno normanno dal 1059, poi in mano alla casata sveva, austero, nella sua armatura di cavaliere, Federico di Svevia promulga nel 1231 le Constitutiones Augustales del Regno di Sicilia. E nel vicino castello di Miglionico, feudo del condottiero medioevale Ettore Fieramosca, nel 1441 si ordisce la Congiura dei Baroni fedeli agli Angioini che tentano di rovesciare il regno aragonese. Vincono gli Aragonesi, e impongono la loro nobiltà sui domini di Matera, che dal 1663 diventa capoluogo di Regione (della Provincia lucana del regno di Napoli) e lo resta fino al 1896, quando Giuseppe Bonaparte trasferisce la competenza alla prestigiosa città di Potenza (edificata dal console romano Metello nel 251 a.C.).

Tra il XV e il XVII secolo comincia la penetrazione albanese alle falde del Vulture, antichissimo vulcano spento, che per l’origine dei suoi terreni conferisce all’Aglianico, vino Doc, quelle caratteristiche di gusto rare e tanto apprezzate da farlo diventare tra i migliori vini d’Italia e d’Europa. Ancora oggi Barile nel Vulture è abitato da albanesi che conservano il linguaggio e le usanze della loro terra d'origine. La crudeltà dei principi aragonesi verso i contadini viene in seguito pagata con il sangue. Nel dicembre del 1514 il Conte Giovanni Carlo Tramontano, investito da Ferdinando d’Aragona della reggenza di Matera, è trucidato durante una sommossa popolare.

Nei secoli a venire di sangue in Basilicata ne corre parecchio, sangue di re e di briganti; questi ultimi, agli ordini di figure leggendarie come Crocco, Ninco, Nanco, Romaniello e Caruso, vengono sterminati con altri dodicimila dalle brigate garibaldine nell’aprile del 1861. Ma la loro leggenda continua a vivere nell’immaginario contadino. Poveri diavoli che in tempi non di carestia si nutrono di una dieta austera ma sublime: zuppa di ceci, porri o fagioli di Sarconi (squisiti legumi dal marchio Igp) e formaggio, soprattutto quello ricavato dal latte di pecora (da cui origina il prelibato pecorino di Moliterno), capra e mucca di razza podolica.

Caratteristiche diverse ha invece il Caciocavallo Silano Dop, ottenuto da latte vaccino e prodotto qui come anche in altre regioni del Sud Italia. Le tradizioni contadine si traducono anche nella produzione di ortaggi, tra cui spicca il Peperone di Senise Igp.

Alla guida di branchi massacrati e dispersi dalle truppe risorgimentali, questi banditi assomigliano ai lupi: quelli che incantano Carlo Levi e gli dettano, nel romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli”, pagine degne di un Herman Hesse in versione lucana: “Una sera vidi un lupo io stesso dalla mia terrazza: un grosso cane magro, che uscì improvvisamente dal buio, si fermò un momento alla luce di una lampada dondolante per il vento, alzò il muso ad annusare l'aria, e a passo lento e tranquillo ritornò a dileguarsi nell'ombra”.

Ma Carlo Levi viene da un mondo estraneo alle credenze. Quelle dei tre angioli che di notte proteggono le case dai lupi e dagli spiriti cattivi o quelle secondo cui basterebbero le filastrocche sui giorni della settimana per incantare e far morire i vermi dei bambini: Domenica è Pasqua/ ogni verme in terra casca.

Un altro animale “sacro” è il maiale, dalle cui carni, trattate con il finocchio, si ricavano la famosa salsiccia di Bella Muro e Cancellara , la soppressata di Lagonegro e la ventresca del Picerno. In queste lande atemporali, dove persino il Cristo non è mai giunto, facciamo nostre le parole di Levi: “… fu dapprima esperienza, e pittura e poesia… e poi teoria e gioia di verità, per diventare infine e apertamente racconto”.

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