|
ARGIOLAS
[Sardegna]
L' azienda è a carattere famigliare sin dalle sue origini. Fondata da Francesco all' inizio del secolo , è stata consolidata da Antonio ormai novantasettenne e ancora in attività. Uomo di grande forza morale e molto determinato nelle scelte e nelle strategie, ha trasmesso ai figli e ai nipoti la sua grande passione per la vinicoltura e l' enologia. Finiti gli studi, franco e Giuseppe si sono inseriti a tempo pieno nell' azienda, attuando il processo di rinnovamento in vigna prima e in cantina poi, secondo i canoni più moderni nella tecnologia e più tradizionali nella struttura. Decisivo fu l' incontro con il più importante enologo italiano, Giacomo Tachis, che, dopo una visita ai vigneti e all' azienda, vedendo in essa grandi potenzialità di sviluppo, incoraggiò i fratelli Angiolas e li sostenne nel progetto di trasformazione. Affiancati dalla collaborazione del famoso enologo, del suo allievo Mariano Murru e dalla forza di tre generazioni di lavoro, sacrifici e passione, nel 1991 hanno dato la svolta definitiva all' azienda, creando il marchio Argiolas e iniziando la distribuzione dei vini prodotti nei vari mercati regionali, nazionali ed esteri. attualmente l' azienda consta di complessivi 220 ettari di vigneto e 50 ettari di oliveto dislocati in quattro località in agro di Serdiana, Selegas, Siurgus Donigala e Porto Pino. L' azienda Argiolas ha privilegiato la produzione tradizionale utilizzando prevalentemente vitigni autoctoni come il Nuragus DOC S'Elegas, il Vermentino DOC Costamolino, il Cannonau DOC Costera e il Monica DOC Perdera, tutti tipici della tradizione sarda. La linea prestigio accoglie la produzione di vitigni autoctoni un uvaggio, come ad esempio il Turriga, a base Cannonau con aggiunta di uve Bovale, malvasia nera e Carignano. L' Argialis, a base Nasco con una piccola percentuale di Malvasia. Il Korem, a base Bovale, con una piccola percentuale di Cannonau, Carignano. annualmente vengono prodotte circa 1,800,000 bottiglie; al mercato regionale viene destinato circa il 25% della produzione, al mercato nazionale il 20%, mentre il mercato internazionale ne assorbe il 55%.
|